sabato 21 gennaio 2012

TUTTI I COSTI DELLA POLITICA REGIONALE CALABRESE

 Il taglio va di moda. O meglio, la chiacchiera sul taglio va di moda. Il vocabolario della politica sembra essersi inceppato come un disco rotto su un unico ridondante e sempre vincente concetto. Ridurre i costi. Tagliare. Praticamente tutti d’accordo quando di tagli sui costi della politica si parla. I distinguo iniziano quando dalle parole si tratta di passare ai fatti. E a fronte di un parlamento che ogni anno spende milioni di euro per automantenersi anche le Regioni rappresentano una spesa sostanziale per le finanze dello Stato. Alcune più di altre.
La Calabria da questo punto di vista non fa eccezione. Anzi, come ormai da anni succede, i dati indicano che si tratta di una delle Regioni più spendaccione in ambito politico. Mantenere il Consiglio e la Giunta, tra retribuzioni e rimborsi, costa ogni anno ai calabresi decine di milioni di euro. Ma andando nel dettaglio cerchiamo di capire realmente quali sono le voci reali della spesa. Dove va a finire una parte cosi cospicua dei soldi dei contribuenti? Quali sono i benefici di cui godono gli eletti del mondo dorato di Palazzo Campanella?
I Consiglieri Regionali
Iniziamo con quella che appare come la spesa più ingente. Per ogni singolo Consigliere Regionale la Calabria sborsa al mese, tra indennità base e rimborsi, una cifra pari a 11.300 Euro. Se la somma viene moltiplicata per il numero complessivo dei 50 consiglieri acquista una consistenza complessiva di 560.000 Euro al mese che moltiplicati per le 12 mensilità fanno la bellezza di 6 milioni e 720 mila euro all’anno, tondi tondi. Un dato impressionante che deriva sicuramente dall’elevato stipendio al singolo consigliere ma anche dal numero spropositato di 50 membri di cui è composto il consiglio regionale in rapporto al numero di abitanti sul territorio calabrese. Confrontando il dato con i numeri delle altre regioni notiamo ad esempio che l’Emilia Romagna, pur avendo una popolazione più che doppia rispetto a quella calabrese, ha lo stesso numero di 50 consiglieri regionali. Anche in questo modo si costruiscono i numeri da capogiro. E fin qui parliamo solo degli stipendi dei singoli consiglieri, che in ogni caso sono già abbastanza spropositati se messi a confronto con quelli dei loro colleghi delle altre regioni.
Nelle altre Regioni
Ad esempio i consiglieri regionali più poveri, a quanto pare, sono quelli dell’Emilia Romagna, con uno stipendio mensile, rimborsi inclusi, di circa 5.600 Euro. Quasi la metà esatta dunque rispetto agli eletti nostrani. Seguono poi l’Abruzzo con 6.000 Euro mensili, il Trentino e la Basilicata entrambe con 6.200 Euro, l’Umbria e la Valle d’Aosta con 6.500 Euro, la Toscana con 6.700 Euro, le Marche con 7000 Euro, il Piemonte con 7.200 Euro, il Friuli Venezia Giulia con 8.300 Euro, la Liguria con quasi 8.700 Euro, la Sicilia e il Lazio con 10.000 Euro tondi tondi, il piccolo Molise e il produttivo Veneto con 10.200 Euro, poi la Puglia a 10.400 Euro, la Campania a quasi 11.000 Euro e dulcis in fundo le uniche a superare gli stipendi calabresi la Sardegna con 11.400 Euro mensili e la più ricca Lombardia con 12.600 Euro.
I Consiglieri Regionali della Calabria sono dunque di gran lunga tra i più pagati, ancor più se consideriamo lo stipendio in rapporto al costo della vita, notoriamente più alto in regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Lazio o l’Emilia Romagna.
Il diritto all’accessoA tutti i Consiglieri calabresi viene, inoltre, erogato un rimborso spese di trasporto per 20 accessi mensili al Consiglio regionale o al recapito dei gruppi di Catanzaro rapportato al doppio dei chilometri (tradotto: andata e ritorno) che intercorrono tra la propria residenza e la sede del Consiglio o del recapito dei Gruppi moltiplicato per il costo chilometrico rilevato dall’ACI per la vettura dichiarata in uso al Consigliere (che in ogni caso non può superare la cilindrata 2500 CC).
Le CommissioniE quando un Consigliere fa anche parte (o addirittura presiede) una Commissione regionale il discorso si fa ancora più ghiotto e lo stipendio continua a salire. Anche qui la Calabria detiene un record numerico. Da noi infatti le Commissioni regionali sono ben 10 (sei permanenti e quattro speciali) a fronte delle 8 di Lombardia, Sardegna e Toscana, o delle 6 di Piemonte ed Emilia Romagna. Per i componenti, vicepresidenti e presidenti delle commissioni lo stipendio, tra indennità base e rimborsi, si aggira infatti tra i 12.000 e i 12.500 Euro. Stessa cosa dicasi per il Presidente della Giunta per le elezioni, per il Presidente del Collegio Revisore dei conti e per i Consiglieri Segretari e Questori.
La GiuntaSi sale ancora quando si parla degli Assessori, dei Vicepresidenti della Giunta e del Consiglio con uno stipendio che tra indennità e rimborsi raggiunge quasi i 13.000 Euro.
Ma i più ricchi della Regione, com’era da attendersi, sono i Presidenti di Consiglio e Giunta. A loro spetta infatti uno stipendio complessivo di quasi 13.500 Euro ciascuno. Anche nella categoria dei Presidenti, i calabresi sono tra i più pagati d’Italia. Secondi solamente al re dei Governatori, il pugliese Nichi Vendola, che percepisce uno stipendio di quasi 19.000 Euro al mese, al sardo Ugo Cappellacci che ne percepisce 14.600 e al siciliano Raffaele Lombardo con i suoi 14.400 Euro
Il VitalizioIn Calabria inoltre tutti i consiglieri godono del cosiddetto vitalizio. Un assegno pensione a cui si ha diritto dai 60 anni in poi, a differenza di ciò che avviene in Trentino, Valle d’Aosta, Sardegna, Sicilia, Piemonte, Abruzzo e Basilicata dove per ottenerlo di anni ce ne vogliono 65. La soglia calabrese dei 60 anni può essere in ogni caso incredibilmente anticipata fino ai 55 con una riduzione proporzionale nella misura del 5% del suo ammontare lordo per ogni anno di anticipazione rispetto al 60° anno di età. Un’anticipazione, quella ai 55 anni, in ogni caso riservata ai professionisti della politica che abbiano superato la soglia dei 10 anni in Consiglio o che abbiano pagato i contributi, anche volontari, per il raggiungimento delle due legislature piene. Per ottenere il vitalizio invece basta aver trascorso una sola legislatura in Consiglio e nel caso minimo (5 anni appunto) corrisponde ad una cifra pari al 40% dell’indennità base. Ad esempio per l’indennità base di 8.500 Euro (esclusi i rimborsi) l’assegno-pensione sarà di 3.400 Euro netti al mese. L’importo del vitalizio inoltre aumenta progressivamente con l’aumentare degli anni di mandato. Per un consigliere che ad esempio sia riuscito a sedere sugli scranni di Palazzo Campanella per 16 anni consecutivi (e in giro qualche esempio c’è) il vitalizio è pari all’80% dell’indennità base di mandato, dunque attorno ai 6.600 Euro al mese. Una sorta di vecchiaia dorata.


Il Parlamento Europeo
Costi che ai più appaiono senz’altro spropositati, soprattutto quando si affiancano a confronto con quelli delle altre regioni e ancor di più quando il confronto riguarda i deputati al Parlamento europeo che con la riforma dello Statuto in vigore da questa legislatura percepiscono uno stipendio complessivo di circa 7.650 Euro lordi.
Ma andando ancora più a fondo nel confronto è interessante equiparare lo stipendio dei consiglieri regionali a quello dei loro colleghi pari grado negli altri paesi dell’Unione Europea.
In FranciaPer la tipologia dell’organizzazione statale, il paese confinante a noi più simile è senz’altro la Francia. In Francia, i conseillers régionaux percepiscono un’indennità commisurata alla popolazione delle regioni che rappresentano. Si va dai 1.500 euro mensili delle Regioni con meno di un milione di abitanti ai 2.600 euro per le Regioni con oltre tre milioni di abitanti. Nel nostro confronto la Calabria rappresenterebbe una Regione media con circa due milioni di abitanti ed uno stipendio per i consiglieri di circa 2.000 euro, quasi sei volte in meno che da noi.
In GermaniaDiversa la situazione per la Germania che, essendo un Paese federale, riserva ai Länder competenze più numerose ed importanti di quelle attualmente attribuite alle Regioni italiane. Ci si aspetterebbe quindi che i salari dei parlamentari dei Länder tedeschi siano più elevati di quelli italiani, ma naturalmente le cose stanno diversamente. In Germania, i parlamentari dei Länder ricevono salari determinati in base alle leggi regionali: si va dai quasi 2.300 euro mensili di Amburgo ai 9.500 euro della Renania settentrionale-Vestfalia. Il dato medio si aggira attorno ai 4.500 euro mensili. Quasi un terzo dunque dello stipendio di un consigliere calabrese, pur a fronte di un’economia ben più forte e ricca, e di un’efficacia amministrativa di ben altra qualità.
In SvizzeraInfine la Svizzera, altro Paese federale, al quale soprattutto negli ultimi tempi di federalismo imperversante l’Italia guarda come un modello di efficienza. In Svizzera, i Cantoni hanno competenze e poteri molto maggiori anche dei Länder tedeschi, ma i membri dei parlamenti cantonali percepiscono un salario mensile pari a zero euro. In Svizzera la politica non è considerata una professione. Anche i consiglieri comunali ed i parlamentari nazionali non ricevono nessuna remunerazione, ma svolgono le loro professioni di sempre ed al contempo partecipano alle sedute dei parlamenti. Inoltre il tasso di assenteismo è bassissimo se paragonato a quelli italiani.
Contesto sociale
Un altro mondo. I dati calabresi appaiono impressionanti. Ancor di più se in conclusione si analizza in quale contesto si inseriscono. La Calabria ha un tessuto economico completamente smembrato, una crescita praticamente ridotta allo zero, forti tensioni sociali in atto (ed enormi conflitti in vista) sia nel settore pubblico che in quello privato. E’ chiaro che in un contesto simile lo stipendio dorato di un deputato regionale fa ancora più rabbia. Qualcuno dovrà convincerci che il Canton Zurigo, economicamente ricchissimo con una classe politica efficientissima eppure a costo zero, e la Calabria, economicamente e socialmente depressa con una classe politica strapagata ed autoriprodotta, siano entrambe Regioni europee.

«Imperativo è fare squadra»

ROSETO CAPO SPULICO «Il grave momento di crisi che attraversa il Paese e che espone a un grave rischio la stessa sopravvivenza dei nostri comuni, specie quelli più piccoli, ci impone di stare insieme, di fare gioco di squadra, per aggregare il territorio, per mettere in rete le nostre risorse ambientali e per gestire in forma associata i servizi comunali».
Lo ha affermato, con l’intento di rilanciare il ruolo dell’Unione dei Comuni “La via del mare” dopo un periodo di appannamento, il sindaco di Roseto Capo Spulico Franco Durso appena eletto nuovo presidente dell’Unione dei Comuni, nata nel 2008 e di cui, come è noto, fanno parte i comuni rivieraschi di Amendolara, Francavilla Marittima, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Trebisacce e Villapiana, che hanno dato vita all’Unione dopo essere stati tagliati fuori dal perimetro della Comunità dell’Alto Jonio. All’importante seduta del consiglio, oltre ai sei sindaci ed al segretario dell’Unione la dottoressa Loredana Latronico, erano presenti gli altri sei membri della giunta esecutiva, tanti altri amministratori comunali e inoltre, sindaci di Albidona Salvatore Aurelio e di Castroregio Antonio Santagada, il consigliere provinciale Giuseppe Ranù ed il consigliere regionale Mario Franchino. Gli stessi sindaci, intervenendo nel dibattito, hanno condiviso quanto affermato dal neo-presidente Durso e convenuto sulla necessità di impegnarsi per riempire di contenuti un contenitore a cui la stessa legge sulle autonomie locali si appresta a riconoscere un ruoli importante, tanto è vero che dal prossimo mese di marzo bisognerà istituire la “Centrale di Committenza”, meglio conosciuta come “Stazione Unica Appaltante”, che dovrà assorbire le competenze dei singoli comuni nel compito di appaltare le opere pubbliche che finora ogni comune gestiva in proprio. «Di fronte a uno Stato che taglia i trasferimenti, a Ministeri che chiedono ai comuni di farsi carico delle spese per mantenere aperti i presidi militari (le caserme) e quelli della giustizia (uffici Giudici di Pace), che chiude gli ospedali e che cancella i treni – ha esortato il presidente Durso trovando il sostegno di tutti i sindaci – dobbiamo serrare le fila e cercare di stare insieme, valorizzando tutte le forme di coesione territoriale come l’Unione e come la Comunità Montana per cercare di sopravvivere valorizzando il sistema del…mutuo soccorso». Oltre all’elezione del presidente, il consiglio ha surrogato in Giunta i consiglieri uscenti con Giuseppe Pagano e Stefano Osnato per Amendolara e Antonio Santagada e Giancarlo Chiaradia per Francavilla Marittima ed ha inoltre istituito una Commissione per l’aggiornamento dello Statuto dell’Unione di cui fanno parte, oltre al presidente Durso ed al segretario Latronico, Saverio De Luca e Giancarlo Chiaradia (entrambi avvocati), Diana Giacobini e Stefano Osnato. Per rilanciare l’azione dell’Unione, secondo l’impegno assunto dal nuovo presidente, l’ente dovrà avere in breve tempo una sede, un minimo di attrezzature, di personale dedicato, di risorse economiche e di un tutoraggio (“Unione dei Comuni Valdera”- Toscana), «altrimenti facciamo solo demagogia. L’unione – ha concluso Durso lanciando un appello alla Regione Calabria – vuole insomma rispolverare quel protagonismo che finora è mancato per difficoltà oggettive, ma vuole prima di tutto sapere che cosa vuole fare la Regione delle Comunità Montane, delle Unioni dei Comuni e delle Province».

sabato 14 gennaio 2012

cessi d'oro

Bagno d'oro del prefetto
l'impresa finisce sotto accusa

La Bertoni aveva svolto lavori anche in questura. Sequestrato dalla guardia di finanza il contenuto di una cassetta di sicurezza in banca


C'è anche l'imprenditore edile che effettuò la lussuosa e contestata ristrutturazione del bagno della prefettura, tra i sei indagati dell'inchiesta della procura e della guardia di finanza che ipotizza una serie di illeciti sia nell'affidamento di lavori che nelle commissioni di valutazione delle gare di appalto del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Liguria. Oltre all'ufficio e all'abitazione è stato sequestrato anche il contenuto della sua cassetta di sicurezza in banca.

Gli inquirenti, che contestano abusi d'ufficio, turbativa d'asta e corruzione ipotizzano apertamente che eventuali favori siano stati concessi in cambio di "dazioni di denaro", ossia tangenti per ottenere degli appalti.
Accuse molto pesanti che dovranno però essere dimostrate e confermate nelle prossime fasi dell'inchiesta ed eventualmente in sede processuale. Al momento solo sospetti che potrebbero anche rientrare nel corso degli interrogatori.

I destinatari degli avvisi di garanzia da parte del pm Paola Calleri sono sei. Si tratta di tre funzionari del Provveditorato: gli ingegneri Francesco Caldani e Salvatore Buonaccorso oltre al geometra Alberto De Vivo. E poi i rappresentanti legali di tre imprese edili: la Enrico Bertoni srl, la Csg srl e la Borchi srl. Tra i legali già contattati dai destinatari degli avvisi di garanzia ci sono gli avvocati Mario Iavicoli, Giovanni Ricco, Nicola Scodnik e Romano Raimondo.

Enrico Bertoni, a capo dell'omonima impresa aveva effettuato sia la ristrutturazione del bagno del prefetto
di Genova (spesa di centomila euro per bagno turco, cromoterapia, marmi pregiati e idromassaggio) che anche quelli dell'ufficio e dell'alloggio dell'ex questore Filippo Piritore. Se nel primo caso era stata oggetto di discussione l'opportunità dell'intervento, nel secondo ad attirare l'attenzione degli inquirenti è stato il frazionamento dei lavori sotto la soglia dei 40 mila euro, in modo da evitare l'obbligo della gara d'appalto. Anche se gli incartamenti relativi a queste vicende sono stati sequestrati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria l'avviso di garanzia riguarderebbe un altro episodio.

Tra i molti fascicoli - cartacei ma anche hard disk e altri supporti informatici - prelevati dai finanzieri ci sono anche quelli relativi ai lavori di copertura del primo lotto del Bisagno (nessun coinvolgimento per le imprese attualmente all'opera) e poi per le Terme dell'Acquasanta, per la ristrutturazione del Forte di San Martino, ma anche per caserme di vari corpi militari dello Stato.
Agli indagati sono stati requisiti anche i telefonini d'ufficio ed è stato effettuato il back up, ossia la copia, degli hard disk dei loro computer di lavoro.

Attraverso i loro legali, i funzionari indagati si dicono sicuri di poter dimostrare la loro estraneità alle contestazioni e c'è chi ipotizza che eventuali equivoci possano essere frutto delle accuse contenute in una serie di esposti e di denunce, anche interne all'amministrazione, presentate da una funzionaria che, in passato, ha pubblicamente manifestato i propri dubbi sulla regolarità della gestione di alcuni settori del Provveditorato di Genova.

Già ieri è iniziato da parte degli investigatori delle fiamme gialle l'esame della documentazione sequestrata mentre gli avvocati difensori si preparano a chiedere copia degli atti in sede di convalida dei provvedimenti di sequestro o presso il tribunale del riesame. Non è escluso poi che i primi interrogatori degli indagati possano iniziare già dopo le feste di fine anno. 

giovedì 22 dicembre 2011

DIRETTIVA 1999/70/CE ( la direttiva delle bugie di tutti i ministri dal 2001- al 2011)


Principio di non discriminazione (clausola 4)


1. Per quanto riguarda le condizioni di impiego, i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo

meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di

lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive.

2. Se del caso, si applicher. il principio del pro rata temporis.

3. Le disposizioni per l'applicazione di questa clausola saranno definite dagli Stati membri, previa consultazione delle

parti sociali e/o dalle parti sociali stesse, viste le norme comunitarie e nazionali, i contratti collettivi e la prassi

nazionali.

4. I criteri del periodo di anzianit. di servizio relativi a particolari condizioni di lavoro dovranno essere gli stessi sia per i

lavoratori a tempo determinato sia per quelli a tempo indeterminato, eccetto quando criteri diversi in materia di

periodo di anzianit. siano giustificati da motivazioni oggettive.


Misure di prevenzione degli abusi (clausola 5)


1. Per prevenire gli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato,

gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali a norma delle leggi, dei contratti collettivi e della prassi

nazionali, e/o le parti sociali stesse, dovranno introdurre, in assenza di norme equivalenti per la prevenzione degli abusi

e in un modo che tenga conto delle esigenze di settori e/o categorie specifici di lavoratori, una o pi. misure relative a:

a) ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti;

b) la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi;

c) il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti.

2. Gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali, e/o le parti sociali stesse dovranno, se del caso, stabilire a

quali condizioni i contratti e i rapporti di lavoro a tempo determinato:

a) devono essere considerati «successivi»;

b) devono essere ritenuti contratti o rapporti a tempo indeterminato.

LE BUGIE DELLA FORNERO SUL PRECARIATO " NON SONO LORO A NON VOLERE I CONTRATTI A TERMINE MA UNA SENTENZA EUROPEA "

Precariato: Miur condannato al risarcimento di 37.000 euro netti per ogni precario
Sono quattro i docenti che hanno ricorso con l’Anief al tribunale del lavoro di Torino, per l’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato e il mancato riconoscimento degli scatti biennali di anzianità. Attesa per le altre 100 cause in tutta la regione. Riscossioni per 150.000 euro.
La sentenza, ottenuta dall’avv. Rinaldi dell’Anief, condanna il Miur al pagamento di una cifra complessiva pari ad € 17.272,86 per gli scatti biennali arretrati e a 15 mensilità lorde per ogni ricorrente, quale risarcimento del danno per l’illegittimità dei termini apposti ai contratti, a cui vanno aggiunte le spese legali, che il giudice ha posto a carico dei convenuti, per un totale che supera i 150.000 euro. Atteso ora l’esito degli altri 100 ricorsi iscritti a ruolo dall’Anief presso i vari Tribunali della regione (Torino, Pinerolo, Ivrea, Saluzzo, Mondovì, Alba, Asti, Cuneo, Novara, Vercelli, Casale Monferrato, Alessandria e Biella).
Per il presidente dell’Anief, prof. Marcello Pacifico, alla fine – anche in presenza di una congiuntura economica non favorevole – il diritto non perdona all’amministrazione italiana la violazione della normativa di quella comunità europea che ci chiede la corretta tenuta dei conti pubblici ma anche la non discriminazione del personale a tempo determinato.
A distanza di quasi due anni dalla denuncia lanciata dalle pagine di Repubblica nel gennaio 2010, la campagna contro la precarietà comincia a ripagare la tenacia con cui il giovane sindacato difende i diritti di tutto il personale della scuola e a punire l’amministrazione per il ricorso sistematico alle supplenze in presenza di posti vacanti e disponibili.
Sono migliaia i ricorsi depositati dall’Anief presso i tribunali territoriali del lavoro.
Anief ricorda ai precari che è ancora possibile ricorrere ma che tutti i contratti scaduti per gli anni precedenti devono essere impugnati entro il 31 dicembre 2011, al fine della liquidazione del relativo risarcimento danni.
Per informazioni sulle modalità per ricorrere, consulta questo comunicato.
Il comunicato dell’avv. Rinaldi Comunicato Stampa GOVERNO E MIUR K.O.! La vendetta dei precari. ANIEF – Avv. Giovanni Rinaldi
Nella giornata di Venerdì, 16 dicembre 2011, presso il Tribunale del Lavoro di Torino, il Giudice, Dott.ssa Aurora Filicetti, si è espressa accogliendo il ricorso di 4 insegnanti precari. L’importante sentenza, rappresenta un grande risultato per ANIEF, associazione professionale e sindacale della Scuola, che ha patrocinato i ricorsi sostenendo ed affiancando Docenti ed Ata nell’azione per veder riconosciuti i loro diritti. I ricorsi erano tesi al riconoscimento dell’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato, ed al conseguente risarcimento del danno, oltre agli scatti biennali di anzianità ed alla trasformazione dei contratti su posto vacante e disponibile con termine 30.06 in contratti al 31.08. A Biella la sede con il più alto numero di iscritti Anief in Piemonte e di Biella l’Avv. Giovanni Rinaldi che sta conducendo il contenzioso in tutto il Piemonte a favore dei Docenti ed Ata precari, che da anni lavorano nel mondo della scuola.. La sentenza suddetta, riguarda 4 docenti che hanno lavorato e lavorano in scuole superiori di Torino. “Il Giudice del Tribunale di Torino, ha dichiarato l’illegittimità del comportamento del Ministero dell’Istruzione, nel continuare ad assumere per più anni lo stesso Docente senza che il rapporto di lavoro si trasformi da Tempo Determinato a Tempo Indeterminato, e nel discriminare il lavoro a tempo determinato, non consentendo ai docenti la regolare progressione stipendiale.” riferisce l’avv. Giovanni Rinaldi, “Il nostro ricorso, inoltre, citava in giudizio non solo il Ministero dell’Istruzione ma anche il Governo della Repubblica, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, per la mancata attuazione, da parte dello Stato Italiano, nel comparto della scuola pubblica, della direttiva del Consiglio dell’Unione Europea 28 Giugno 1999/70/CE, ed in particolare le clausole 4 e 5 dell’allegato accordo quadro sul lavoro a tempo determinato” La sentenza suddetta condanna Miur ed il Governo al pagamento di una cifra complessiva pari ad € 17.272,86 per scatti biennali arretrati e 15 mensilità per ogni ricorrente, quale risarcimento del danno per l’illegittimità dei termini apposti ai contratti, a cui vanno aggiunte le spese legali, che il giudice ha posto a carico dei convenuti. La sentenza suddetta dovrebbe costare complessivamente al MIUR una somma superiore a € 150.000,00! La vicenda, in Piemonte, rischia di diventare veramente allarmante per il Miur considerato che la sentenza suddetta riguarda solo 4 dei ricorrenti, a fronte di più di 100 ricorsi iscritti a ruolo presso i vari Tribunali (Torino, Pinerolo, Ivrea, Saluzzo, Mondovì, Alba, Asti, Cuneo, Novara, Vercelli, Casale Monferrato, Alessandria e Biella) da parte di precari che si erano rivolti all’ANIEF. Quanto suddetto rende l’idea sulle cifre in gioco, e che per il Piemonte, vengono presumibilmente quantificate dall’Avv. Giovanni Rinaldi, in caso di conferma del predetto orientamento in circa 3/4 milioni di Euro. Somme che Ministero, in caso di soccombenza, dovrebbe pagare ai precari della scuola. Ancora una volta in quel di Viale Trastevere, quando sentono la sigla Anief, pensano subito a nuovi grattacapi. Solo due anni fa le sentenze del Tar a favore delle 8mila impugnative che si opponevano all’inserimento in coda di graduatoria dei precari storici della scuola che intendevano cambiare provincia, versione concordata addirittura dalla corte Costituzionale. Un vero Tsunami che ha costretto il Miur a fare marcia indietro, tornando ad inserire i docenti a pettine a partire da quest’anno

mercoledì 21 dicembre 2011

PIETRO ICHINO........ SECONDO VOI HA MAI LAVORATO???

Riforma del lavoro, Ichino striglia
il Pd: “Deve scegliere con chi stare”
In un'intervista il giuslavorista apre alla riforma Monti e rilancia la sua proposta. "Un anno fa il partito ne ha preso le distanze, ma gennaio sarà costretto a riflettere"
Il giuslavorista Pietro Ichino
Il governo Monti presto costringerà il Pd a scegliere da che parte stare. Con chi vuole difendere le tutele esistenti – a cominciare dall’articolo 18 – o con chi le vuole ripensare per garantire più diritti a chi oggi è fuori dal sistema, come i giovani precari e le partite Iva. “Non credo alla licenziabilità che produce lavoro”, ha detto ieri l’ex ministro del Welfare Cesare Damiano al Fatto. Gli risponde Pietro Ichino, senatore Pd, giuslavorista. Le sue posizioni sono state finora minoritarie nel Pd, ma ora sembrano coincidere con la linea del governo.

Professor Ichino, il premier Monti ha già detto che, chiusa la manovra, una delle priorità sarà la riforma del mercato del lavoro. Cosa si aspetta?Convocherà partiti, sindacati, associazioni rappresentative di parti sociali interessate e dirà loro: ‘ Dobbiamo adempiere entro maggio l’impegno con l’Unione europea: per i rapporti di lavoro che si costituiranno da qui in avanti, dobbiamo emanare una disciplina che sia applicabile davvero a tutti, per voltar pagina rispetto alla situazione attuale di apartheid fra protetti e non pro-tetti. E dobbiamo farlo senza accollare, almeno per ora, maggiori costi allo Stato. Fermi questi punti, chiunque abbia buone idee sul come fare, le metta subito sul tavolo’.


Cesare Damiano, sul Fatto di ieri, dice che queste sono sue posizioni personali e non del Pd.
Il discorso programmatico di Monti ha degli evidenti punti di contatto con il mio progetto flexsecurity. E dal maggio 2010 il Pd ha preso le distanze da questo progetto. Ma quando, a gennaio, il governo indicherà quei punti fermi della riforma, il Pd non potrà esimersi dal dire come intende risolvere il problema.


Damiano l’ha detto: non è un problema di disciplina dei licenziamenti, ma solo un problema di costi. Occorre aumentare il costo del lavoro precario ed estendere a tutti gli ammortizzatori sociali.Per gli ammortizzatori sociali, occorre anche dire dove si reperiscono i fondi. Il mio progetto risolve questo problema a costo zero per lo Stato, utilizzando meglio una parte dei fondi che oggi vengono sperperati in cassa integrazione a zero ore e a fondo perduto, per estendere a tutti un trattamento speciale di disoccupazione; e chiedendo alle imprese di farsi carico di un trattamento complementare di disoccupazione per i lavoratori che licenziano.

Lei sostiene che riformare il lavoro implica comunque una revisione della normativa sui licenziamenti. Che nel dibattito pubblico diventa “cambiare l’articolo 18”. Ma Damiano obietta: non si può abbassare le difese contro i licenziamenti in un momento di crisi come questo.
Il mio progetto non le abbassa affatto: non le tocca proprio. La riforma riguarda soltanto i nuovi rapporti che si costituiranno da qui in avanti. Per i quali non abbassa le difese, ma le rende più efficaci e soprattutto più adatte ad applicarsi davvero a tutti. È proprio in una situazione di gravissima incertezza, come questa, che le imprese sono più riluttanti ad assumere i lavoratori a tempo indeterminato e con vincoli forti al licenziamento. È proprio ora che una disciplina più flessibile è indispensabile per facilitare le assunzioni a tempo indeterminato.

Una delle perplessità sul suo progetto è che l’assicurazione per chi perde il lavoro sarebbe a carico dell’impresa. Con un aumento del costo del lavoro. Non ci sarebbe un aumento del costo del lavoro.
Oggi le imprese italiane, quando hanno necessità di sciogliere uno o più rapporti di lavoro per ragioni economiche od organizzative, affrontano un ritardo tra i due e i sei anni, a seconda delle dimensioni: un costo molto rilevante, anche se non è contabilizzato come tale. La proposta è questa: risparmiate quel costo e utilizzate una parte del risparmio per il trattamento complementare di disoccupazione a favore dei lavoratori licenziati. I costi di mercato della parte restante del trattamento, cioè dei servizi efficienti di outplacement e di riqualificazione mirata può essere coperta agevolmente dalle Regioni, attingendo anche ai contributi del Fondo Sociale Europeo.

Ma chi garantisce che le imprese non continuino ad assumere i nuovi dipendenti con la partita Iva, o con altri sotterfugi?
Nel nuovo regime non occorreranno ispettori, avvocati e giudici per accertare il lavoro subordinato, come accade oggi. I dati rilevanti perché si applichi integralmente il nuovo diritto del lavoro emergeranno direttamente dai tabulati dell’Erario o dell’Inps: carattere continuativo del rapporto, monocommittenza, reddito medio-basso del lavoratore.

Il Pd rischia di spaccarsi sul lavoro? C’è chi parla di scissioni.
No. Accadrà soltanto che l’iniziativa decisa del governo su questo terreno costringerà il Pd a una nuova riflessione approfondita. Occorrerà chiedersi, per esempio, se sia davvero meglio il periodo di prova allungato a tre anni proposto da Damiano, oppure una regola che faccia crescere gradualmente l’indennizzo a favore per il lavoratore già dopo sei mesi di rapporto. Se sia meglio l’attuale situazione in cui l’articolo 18 si applica a meno di metà della forza-lavoro e l’altra metà è totalmente scoperta; oppure la mia riforma, che estende l’articolo 18 a tutti per la parte in cui esso serve davvero, cioè la repressione delle discriminazioni, e dà a tutti un protezione di livello scandinavo contro il licenziamento per motivi economici.

In caso il governo presenti una riforma ispirata al suo modello, su quali sponde può contare, tra Pd e Pdl?Al Senato, una larga maggioranza del gruppo Pd sostiene il mio progetto. Tutte le componenti del Terzo polo lo hanno fatto proprio. E anche il Pdl è sostanzialmente disponibile. Già un anno fa il Senato si è pronunciato a larghissima maggioranza a favore di una mozione di Rutelli che impegnava il governo a varare una riforma modellata sul mio progetto. E anche alla Camera, credo che quando si entrerà nel merito della riforma si vedrà che le obiezioni “di sinistra” non riguardano, in realtà, questo progetto: si riferiscono a qualche cos’altro, che non è all’ordine del giorno.

La Cgil di Susanna Camusso potrebbe cercare una nuova grande battaglia per ritrovare un po’ di compattezza.
Non lo credo proprio. Ce la vede, lei, la Cgil a fare le barricate contro una riforma che non tocca i lavoratori regolari stabili, e a tutti i new entrant offre un rapporto a tempo indeterminato, con articolo 18 contro le discriminazioni e una protezione di livello scandinavo su tutti gli altri fronti?

BERSANI SEGRETARIO DEL PD....E ICHINO CHE NE PENSA????

Bersani: “Toccare l’articolo 18? Roba da matti. Il governo Monti lo deve capire”
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani
Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani prende posizione sull’articolo 18 e si schiera con i sindacati, che sono da tre giorni in aperta polemica con il governo. Il prossimo anno, sostiene Bersani, “non sarà semplice e bisogna mettere al centro le condizioni reali delle persone, l’occupazione, il lavoro, i redditi”. Per questo “è roba da matti” pensare di toccare l’articolo 18 e le norme sui licenziamenti mentre la priorità è favorire le assunzioni. “Il governo lo deve capire, lo capirà, altrimenti…”. Una frase interrotta che lascia pensare a un ultimatum al governo, anche se lo stesso segretario si affretta poi a precisare che l’appoggio a Monti non è in discussione. Il tema della riforma dello statuto dei lavoratori non è solo motivo di tensione tra Cgil, Cisl, Uil e il ministro del Lavoro Elsa Fornero, ma è anche molto dibattuto all’interno del partito stesso: domenica il giuslavorista e senatore democratico Pietro Ichino, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ha aperto alla proposta di Monti e ha invitato il partito a riflettere e a prendere una posizione nel segno della flessibilità.

Il discorso di Bersani parte dalle previsioni economiche per i prossimi mesi: “Avremo un anno di recessione, ormai è chiaro e partiamo da livelli già bassi di occupazioni e redditi. Bisogna focalizzarsi sulla grande questione sociale. L’Italia non si salva senza cambiamento e coesione. Il paese – ha affermato – non si salva senza cambiamento e coesione, ci vogliono tutte e due le cose, pensare di salvarlo con una sola non va bene”. E coesione significa “orecchie a terra agli interlocutori sociali”. Sulla questione sociale il Pd, assicura Bersani, “riuscirà a dare qualche buon riferimento al governo. L’asset del Pd è lavoro e redditi”.

Le critiche e gli avvertimenti all’esecutivo devono far pensare a una presa di distanze rispetto all’appoggio assicurato un mese fa a Monti? Il segretario dice che non è così. “Abbiamo fatto una scelta, quella di sostenere il governo, che è stata capita” e l’impegno del Pd dovrà essere quello di continuare a farlo. “Siamo in una fase del tutto nuova, con un ruolo rilevantissimo del Parlamento e dobbiamo creare un meccanismo di contatto con la nostra gente per spiegare quello che stiamo facendo. Dovremo far capire le scelte che di volta in volta si presenteranno. Approveremo provvedimenti che magari non condividiamo al 100 per 100 e dovremo dirlo così, dovremo dire quello che ci piace, quello che non ci piace e come lo avremmo fatto noi”.