L' ARTICOLO DI CALABRIA ORA
Circa 5 ore di dibattito divise tra 9 relatori. Sono i dati più vistosi di “Idee per il Mezzogiorno e per la Calabria”, la maratona oratoria svoltasi ieri al Museo del presente di Rende su iniziativa di Sandro Principe, il capogruppo del Pd al consiglio regionale. Difficile, soprattutto per il tema vasto e suscettibile di sortite sui massimi sistemi, cercarvi un retroscena politico.
A meno che questo non si identifichi con la scena stessa. Dove, oltre Principe, a fare da primi attori, c’erano Vittorio Cavalcanti, il sindaco di Rende, Marco Minniti, parlamentare del Pd, Vito De Filippo, il presidente della Basilicata, Sergio Blasi, il segretario democrat della Puglia e Umberto Ranieri, responsabile del Pd per il Mezzogiorno e presidente dell’associazione “360”. Tutti lettiani o, comunque, rappresentanti di un blocco moderato interno al Pd. E le prime file, occupate dai consiglieri regionali Mario Maiolo, Pierino Amato, Antonio Scalzo e Mario Franchino, da tutto lo stato maggiore del socialismo rendese, più Francesco Sulla e Franco Pacenza, confermano un po’ la cordata in preparazione da mesi in vista del congresso. Gli altri ospiti - cioè Paolo Tramonti, segretario regionale della Cisl, Renato Pastore, presidente cosentino di Confindustria, e Antonio Aquino, docente di Economia dell’Unical - potrebbero confermare l’idea di un Pd che si apre al dibattito con la società civile nelle sue principali articolazioni (lavoro, mercato e cultura) contrapposto a un Pd che, invece, si chiude nelle logiche correntizie. Voluta o meno, quest’idea s’impone da sola a pochi giorni del raduno promosso a Lamezia. Di sicuro, sul punto, Principe è stato chiarissimo: «Ci proponiamo di mettere assieme le varie anime del partito a più livelli istituzionali perché pensiamo che il Pd non possa smarrire l’idea di essere un partito con una cultura di governo». Ed ecco il perché dell’iniziativa, cui ne dovrebbero seguire altre. Il modello di Pd che fa e bene, è la Basilicata, sempre secondo il capogruppo dei democrat. Ma ovviamente dei problemi interni non si è parlato affatto. Si è passati, nel corso del dibattito, dalle considerazioni articolate sul doppio - e in apparenza contrapposto - punto di vista capitale-lavoro svolte da Tramonti e da Pastore, ai tentativi di sintesi politica operati, va da sé, da Minniti, Blasi, De Filippo e Ranieri. L’equazione dei quattro è semplice: il Mezzogiorno «sta morendo» (Minniti), ma di Mezzogiorno ha bisogno tutto il Paese, perché «il Sud è il principale mercato, anzi è il mercato del 70% dei prodotti del Nord» (Blasi), per questo «occorre amministrare bene e scommettere sulla cultura e sui giovani» perché «rilanciare il Sud significa far ripartire l’Italia» (De Filippo). Ma per far ciò «occorre liberarsi dai condizionamenti mentali “leghisti” che coinvolgono anche parte delle classi dirigenti di centrosinistra del Nord, che considerano il Sud un peso» (Ranieri). E, conclusione logica, alla bisogna serve un Pd unito ed efficiente. Non si è stati espliciti, né si poteva, ieri. Però i messaggi, non tutti e non del tutto criptici sono partiti. A buon intenditor
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