mercoledì 1 febbraio 2012

palazzi della politica

Senatore Pdl compra e rivende un palazzo
E in un giorno guadagna 18 milioni di euro
Questa la storia esclusiva del tg di La7. Il 31 gennaio 2011 Riccardo Conti compra l'edificio dal fondo immobiliare Omega gestito dalla Fimit di Massimo Caputi per conto di Intesa San Paolo alla cifra di 26 milioni e mezzo di euro e lo rivende all'istante all'ente di previdenza degli psicologi a 44 milioni e mezzo che con l'Iva al 20% diventano alla fine 54

Il palazzo dell'Enpap in via della Stamperia 64 a Roma
Nel giorno in cui la politica si infiamma intorno al caso del senatore del Partito democratico Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, che ha girato sul suo conto i fondi destinati ai rimborsi elettorali (leggi), il tg diretto da Enrico Mentana scoperchia l’ennesimo pentolone. Si tratta dell’acquisto, il 31 gennaio 2011, della nuova sede dell’Enpap, l’Ente nazionale di Previdenza e assistenza per psicologi, da parte del senatore del Popolo della Libertà Riccardo Conti che nello stesso giorno riesce a rivenderlo guadagnando in una botta sola ben 18 milioni di euro.



Già, perché l’intero palazzo nel cuore di Roma, in via della Stamperia 64, che consta di oltre 3mila metri quadrati distribuiti su 5 piani più seminterrato a due passi dalla Fontana di Trevi, ha per così dire un “prezzo variabile”. Infatti, spiega la giornalista Flavia Filippi nel servizio, esattamente un anno fa il costo del palazzo è cresciuto di 18 milioni di euro in un solo giorno. “E’ il 31 gennaio 2011 quando l’immobiliare “Estate due srl” di Brescia con amministratore unico il senatore Pdl Riccardo Conti compra l’edificio dal fondo Omega, fondo immobiliare gestito dalla Fimit di Massimo Caputi per conto di Intesa San Paolo alla cifra di 26 milioni e mezzo di euro e lo rivende all’istante, nello stesso giorno, all’ente di previdenza degli psicologi presieduto da un paio d’anni dallo psicologo Angelo Arcicasa a 44 milioni e mezzo di euro”, viene documentato nel servizio. Si tratta di 14mila euro al metro quadrato, troppo se si considera che, per quanto la zona sia di alto pregio, si tratta di un acquisto in blocco. Una cifra che, con l’iva al 20 per cento arriva per l’Enpap a 54 milioni di euro.

Il fondo Omega di Intesa San Paolo è stato costituito nel 2008 proprio allo scopo di “gestire e valorizzare nell’arco di un triennio le quasi 300 proprietà immobiliari del gruppo provenienti in parte dalle dismissioni delle filiali bancarie”. E se il fondo Omega è nato per valorizzare, perché – si chiede la giornalista – ha venduto il palazzo di via della Stamperia alla società immobiliare del senatore Conti a 26 milioni e mezzo di euro? E ancora: “Forse il fondo Omega ignorava che il giorno stesso il senatore Conti con la sua società immobiliare con il capitale sociale di 73mila euro e nessuna struttura organizzativa, avrebbe fatto il colpo della vita guadagnando 18 milioni dalla vendita del palazzo all’ente degli psicologi?” Un affare, conclude il servizio, ancora più vantaggioso se consideriamo che Conti lo conclude senza tirare fuori un euro di tasca sua e senza garanzie di alcun tipo per il venditore. Grazie alla benevolenza di Fimit infatti, la proprietà gli viene trasferita sulla parola. Conti verserà i primi 5 milioni di euro al venditore solo il 3 febbraio 2011, due giorni dopo averne incassati 7 dall’Enpap. Stessa formula per le altre tranche di pagamento. Quanto ai vertici dell’Enpap non potevano non sapere che il venditore, per l’appunto il senatore Pdl Conti, aveva comprato il palazzo da Fimit lo stesso giorno. E a un prezzo incredibilmente più basso.



martedì 24 gennaio 2012

Ciao ciccio, grazie per tutto quello che hai fatto.
A volte le parole sono superflue, per descrivere una persona che si è fatta da sola.
Hai dato lustro a Montegiordano, grazie.

lunedì 23 gennaio 2012

Carovita, bloccata la Ss 106

Contro il caro vita, contro il caro carburanti, contro i tagli all’agricoltura, contro i privilegi e le ingiustizie perpetuate dalla politica e dalla burocrazia, contro la disoccupazione imperante, contro l’aumento di imposte, tasse e balzelli a carico della povera gente;
insomma, contro tutto quanto in questo tempo di crisi sta mettendo alle strette le famiglie italiane, e che negli ultimi giorni sta facendo mobilitare migliaia di persone in tutta Italia. Partendo proprio da questo disperato bisogno di giustizia, ieri pomeriggio, un gruppo di cittadini dell’area urbana Corigliano-Rossano si è dato appuntamento sulla statale 106, all’altezza del bivio per contrada Santa Lucia, per manifestare il proprio dissenso. Di sicuro non si può parlare di protesta partecipata (circa una cinquantina in tutto i manifestanti), ma sicuramente riuscita. Ed il perché sta nelle parole dell’organizzatrice, Maria Filomena Russo. «Gli effetti della crisi, dei tagli e delle nuove tasse imposte dal governo – dice la Russo – ancora non sono penetrate a pieno nelle famiglie di questo territorio. Ma vedrete, quando la situazione degenererà e la fame inizierà a farsi sentire sul serio allora la gente scenderà in piazza spontaneamente, senza alcun bisogno di stimolarla!».
Quella di ieri, questo uno dei dati più rilevanti, è stata soprattutto la protesta dei ragazzi e delle donne: probabilmente, le due categorie che stanno soffrendo, già ora ed in modo tangibile, l’esasperazione della crisi economica. Per circa due ore e mezza dalle 14 e fino alle 16.30 i manifestanti hanno bloccato il nodo stradale della statale ionica compreso tra l’ingresso di Corigliano e quello del porto. Da ciò ne sono conseguiti inevitabili disagi alla circolazione. Al contrario di quanto accaduto in Sicilia, con il “movimento dei forconi”, però, nella sibaritide i cittadini, nella loro protesta, non hanno trovato il sostegno degli autotrasportatori. Anzi, ieri pomeriggio, non è mancato qualche momento di tensione, proprio tra i manifestanti ed alcuni autisti dei tir che quotidianamente fanno la spola sulla 106, subito sopito dalle forze dell’ordine presenti e coordinate dal dirigente del commissariato di Ps di Rossano, Raffaele De Marco.

VECCHIA DC IN CALABRIA

POLITICI IN CALABRIA

CETTO LA QUALINQUE direbbe MAVAFANCULOOOO





Casini: «Serve una Calabria forte»

«Bisogna ripartire ed il Mezzogiorno ha bisogno di una Calabria forte che batta la criminalità organizzata che ormai è come un tumore che sta infettando tutto il Paese». A dirlo è stato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ieri a Lorica, sulla Sila cosentina. «Essere qui - ha aggiunto - è molto importante.

Siamo convinti che la Sila porterà bene perchè qui c'è la montagna cioè quel concentrato di sentimenti positivi, di generosità, altruismo e anche di grande serietà che la Calabria sa esprimere. La Calabria può ripartire, bisogna dare un messaggio di coraggio e di speranza. Non ci si può ripiegare nel vedere le cose che non vanno in modo fatalistico».


 

Questi ormai non hanno più rispetto per niente, vengono a propinarci la loro cura miracolosa, a noi calabresi che per anni abbiamo sentito minchiate a tutto spiano da qualsiasi politologo transitato dalla nostra regione, non ultimo il nostro piacione Casini ahahah proprio lui ex DC ex qualcos’altro.

Piacione Casini adesso viene in Calabria e viene a dirci che dobbiamo battere la criminalità, forse la stessa che ormai da anni esiste nel modenese o nel bolognese???

Per fortuna sei venuto tu Casini a dirci che ci vuole una Calabria forte,

Da calabrese ti devo ringraziare del tuo interessamento, peccato che quando in Calabria imperversava la DC ( DEMOCRAZIA CRISTIANA ) a fare sfracelli e clientelismo, tu eri comodo in parlamento a prenderti vagonate di soldi e fregandotene della Calabria.

I tempi cambiano lo so adesso devi venire anche tu a raccattare voti, per qualche tuo amico di partito speriamo non sia come l’altro politico che e’ stato arrestato, a scusa tu dicevi che avresti messo la mano sul fuoco sulla sua innocenza; a proposito ti sei bruciato vero?

sabato 21 gennaio 2012

TUTTI I COSTI DELLA POLITICA REGIONALE CALABRESE

 Il taglio va di moda. O meglio, la chiacchiera sul taglio va di moda. Il vocabolario della politica sembra essersi inceppato come un disco rotto su un unico ridondante e sempre vincente concetto. Ridurre i costi. Tagliare. Praticamente tutti d’accordo quando di tagli sui costi della politica si parla. I distinguo iniziano quando dalle parole si tratta di passare ai fatti. E a fronte di un parlamento che ogni anno spende milioni di euro per automantenersi anche le Regioni rappresentano una spesa sostanziale per le finanze dello Stato. Alcune più di altre.
La Calabria da questo punto di vista non fa eccezione. Anzi, come ormai da anni succede, i dati indicano che si tratta di una delle Regioni più spendaccione in ambito politico. Mantenere il Consiglio e la Giunta, tra retribuzioni e rimborsi, costa ogni anno ai calabresi decine di milioni di euro. Ma andando nel dettaglio cerchiamo di capire realmente quali sono le voci reali della spesa. Dove va a finire una parte cosi cospicua dei soldi dei contribuenti? Quali sono i benefici di cui godono gli eletti del mondo dorato di Palazzo Campanella?
I Consiglieri Regionali
Iniziamo con quella che appare come la spesa più ingente. Per ogni singolo Consigliere Regionale la Calabria sborsa al mese, tra indennità base e rimborsi, una cifra pari a 11.300 Euro. Se la somma viene moltiplicata per il numero complessivo dei 50 consiglieri acquista una consistenza complessiva di 560.000 Euro al mese che moltiplicati per le 12 mensilità fanno la bellezza di 6 milioni e 720 mila euro all’anno, tondi tondi. Un dato impressionante che deriva sicuramente dall’elevato stipendio al singolo consigliere ma anche dal numero spropositato di 50 membri di cui è composto il consiglio regionale in rapporto al numero di abitanti sul territorio calabrese. Confrontando il dato con i numeri delle altre regioni notiamo ad esempio che l’Emilia Romagna, pur avendo una popolazione più che doppia rispetto a quella calabrese, ha lo stesso numero di 50 consiglieri regionali. Anche in questo modo si costruiscono i numeri da capogiro. E fin qui parliamo solo degli stipendi dei singoli consiglieri, che in ogni caso sono già abbastanza spropositati se messi a confronto con quelli dei loro colleghi delle altre regioni.
Nelle altre Regioni
Ad esempio i consiglieri regionali più poveri, a quanto pare, sono quelli dell’Emilia Romagna, con uno stipendio mensile, rimborsi inclusi, di circa 5.600 Euro. Quasi la metà esatta dunque rispetto agli eletti nostrani. Seguono poi l’Abruzzo con 6.000 Euro mensili, il Trentino e la Basilicata entrambe con 6.200 Euro, l’Umbria e la Valle d’Aosta con 6.500 Euro, la Toscana con 6.700 Euro, le Marche con 7000 Euro, il Piemonte con 7.200 Euro, il Friuli Venezia Giulia con 8.300 Euro, la Liguria con quasi 8.700 Euro, la Sicilia e il Lazio con 10.000 Euro tondi tondi, il piccolo Molise e il produttivo Veneto con 10.200 Euro, poi la Puglia a 10.400 Euro, la Campania a quasi 11.000 Euro e dulcis in fundo le uniche a superare gli stipendi calabresi la Sardegna con 11.400 Euro mensili e la più ricca Lombardia con 12.600 Euro.
I Consiglieri Regionali della Calabria sono dunque di gran lunga tra i più pagati, ancor più se consideriamo lo stipendio in rapporto al costo della vita, notoriamente più alto in regioni come la Lombardia, il Piemonte, il Lazio o l’Emilia Romagna.
Il diritto all’accessoA tutti i Consiglieri calabresi viene, inoltre, erogato un rimborso spese di trasporto per 20 accessi mensili al Consiglio regionale o al recapito dei gruppi di Catanzaro rapportato al doppio dei chilometri (tradotto: andata e ritorno) che intercorrono tra la propria residenza e la sede del Consiglio o del recapito dei Gruppi moltiplicato per il costo chilometrico rilevato dall’ACI per la vettura dichiarata in uso al Consigliere (che in ogni caso non può superare la cilindrata 2500 CC).
Le CommissioniE quando un Consigliere fa anche parte (o addirittura presiede) una Commissione regionale il discorso si fa ancora più ghiotto e lo stipendio continua a salire. Anche qui la Calabria detiene un record numerico. Da noi infatti le Commissioni regionali sono ben 10 (sei permanenti e quattro speciali) a fronte delle 8 di Lombardia, Sardegna e Toscana, o delle 6 di Piemonte ed Emilia Romagna. Per i componenti, vicepresidenti e presidenti delle commissioni lo stipendio, tra indennità base e rimborsi, si aggira infatti tra i 12.000 e i 12.500 Euro. Stessa cosa dicasi per il Presidente della Giunta per le elezioni, per il Presidente del Collegio Revisore dei conti e per i Consiglieri Segretari e Questori.
La GiuntaSi sale ancora quando si parla degli Assessori, dei Vicepresidenti della Giunta e del Consiglio con uno stipendio che tra indennità e rimborsi raggiunge quasi i 13.000 Euro.
Ma i più ricchi della Regione, com’era da attendersi, sono i Presidenti di Consiglio e Giunta. A loro spetta infatti uno stipendio complessivo di quasi 13.500 Euro ciascuno. Anche nella categoria dei Presidenti, i calabresi sono tra i più pagati d’Italia. Secondi solamente al re dei Governatori, il pugliese Nichi Vendola, che percepisce uno stipendio di quasi 19.000 Euro al mese, al sardo Ugo Cappellacci che ne percepisce 14.600 e al siciliano Raffaele Lombardo con i suoi 14.400 Euro
Il VitalizioIn Calabria inoltre tutti i consiglieri godono del cosiddetto vitalizio. Un assegno pensione a cui si ha diritto dai 60 anni in poi, a differenza di ciò che avviene in Trentino, Valle d’Aosta, Sardegna, Sicilia, Piemonte, Abruzzo e Basilicata dove per ottenerlo di anni ce ne vogliono 65. La soglia calabrese dei 60 anni può essere in ogni caso incredibilmente anticipata fino ai 55 con una riduzione proporzionale nella misura del 5% del suo ammontare lordo per ogni anno di anticipazione rispetto al 60° anno di età. Un’anticipazione, quella ai 55 anni, in ogni caso riservata ai professionisti della politica che abbiano superato la soglia dei 10 anni in Consiglio o che abbiano pagato i contributi, anche volontari, per il raggiungimento delle due legislature piene. Per ottenere il vitalizio invece basta aver trascorso una sola legislatura in Consiglio e nel caso minimo (5 anni appunto) corrisponde ad una cifra pari al 40% dell’indennità base. Ad esempio per l’indennità base di 8.500 Euro (esclusi i rimborsi) l’assegno-pensione sarà di 3.400 Euro netti al mese. L’importo del vitalizio inoltre aumenta progressivamente con l’aumentare degli anni di mandato. Per un consigliere che ad esempio sia riuscito a sedere sugli scranni di Palazzo Campanella per 16 anni consecutivi (e in giro qualche esempio c’è) il vitalizio è pari all’80% dell’indennità base di mandato, dunque attorno ai 6.600 Euro al mese. Una sorta di vecchiaia dorata.


Il Parlamento Europeo
Costi che ai più appaiono senz’altro spropositati, soprattutto quando si affiancano a confronto con quelli delle altre regioni e ancor di più quando il confronto riguarda i deputati al Parlamento europeo che con la riforma dello Statuto in vigore da questa legislatura percepiscono uno stipendio complessivo di circa 7.650 Euro lordi.
Ma andando ancora più a fondo nel confronto è interessante equiparare lo stipendio dei consiglieri regionali a quello dei loro colleghi pari grado negli altri paesi dell’Unione Europea.
In FranciaPer la tipologia dell’organizzazione statale, il paese confinante a noi più simile è senz’altro la Francia. In Francia, i conseillers régionaux percepiscono un’indennità commisurata alla popolazione delle regioni che rappresentano. Si va dai 1.500 euro mensili delle Regioni con meno di un milione di abitanti ai 2.600 euro per le Regioni con oltre tre milioni di abitanti. Nel nostro confronto la Calabria rappresenterebbe una Regione media con circa due milioni di abitanti ed uno stipendio per i consiglieri di circa 2.000 euro, quasi sei volte in meno che da noi.
In GermaniaDiversa la situazione per la Germania che, essendo un Paese federale, riserva ai Länder competenze più numerose ed importanti di quelle attualmente attribuite alle Regioni italiane. Ci si aspetterebbe quindi che i salari dei parlamentari dei Länder tedeschi siano più elevati di quelli italiani, ma naturalmente le cose stanno diversamente. In Germania, i parlamentari dei Länder ricevono salari determinati in base alle leggi regionali: si va dai quasi 2.300 euro mensili di Amburgo ai 9.500 euro della Renania settentrionale-Vestfalia. Il dato medio si aggira attorno ai 4.500 euro mensili. Quasi un terzo dunque dello stipendio di un consigliere calabrese, pur a fronte di un’economia ben più forte e ricca, e di un’efficacia amministrativa di ben altra qualità.
In SvizzeraInfine la Svizzera, altro Paese federale, al quale soprattutto negli ultimi tempi di federalismo imperversante l’Italia guarda come un modello di efficienza. In Svizzera, i Cantoni hanno competenze e poteri molto maggiori anche dei Länder tedeschi, ma i membri dei parlamenti cantonali percepiscono un salario mensile pari a zero euro. In Svizzera la politica non è considerata una professione. Anche i consiglieri comunali ed i parlamentari nazionali non ricevono nessuna remunerazione, ma svolgono le loro professioni di sempre ed al contempo partecipano alle sedute dei parlamenti. Inoltre il tasso di assenteismo è bassissimo se paragonato a quelli italiani.
Contesto sociale
Un altro mondo. I dati calabresi appaiono impressionanti. Ancor di più se in conclusione si analizza in quale contesto si inseriscono. La Calabria ha un tessuto economico completamente smembrato, una crescita praticamente ridotta allo zero, forti tensioni sociali in atto (ed enormi conflitti in vista) sia nel settore pubblico che in quello privato. E’ chiaro che in un contesto simile lo stipendio dorato di un deputato regionale fa ancora più rabbia. Qualcuno dovrà convincerci che il Canton Zurigo, economicamente ricchissimo con una classe politica efficientissima eppure a costo zero, e la Calabria, economicamente e socialmente depressa con una classe politica strapagata ed autoriprodotta, siano entrambe Regioni europee.

«Imperativo è fare squadra»

ROSETO CAPO SPULICO «Il grave momento di crisi che attraversa il Paese e che espone a un grave rischio la stessa sopravvivenza dei nostri comuni, specie quelli più piccoli, ci impone di stare insieme, di fare gioco di squadra, per aggregare il territorio, per mettere in rete le nostre risorse ambientali e per gestire in forma associata i servizi comunali».
Lo ha affermato, con l’intento di rilanciare il ruolo dell’Unione dei Comuni “La via del mare” dopo un periodo di appannamento, il sindaco di Roseto Capo Spulico Franco Durso appena eletto nuovo presidente dell’Unione dei Comuni, nata nel 2008 e di cui, come è noto, fanno parte i comuni rivieraschi di Amendolara, Francavilla Marittima, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Trebisacce e Villapiana, che hanno dato vita all’Unione dopo essere stati tagliati fuori dal perimetro della Comunità dell’Alto Jonio. All’importante seduta del consiglio, oltre ai sei sindaci ed al segretario dell’Unione la dottoressa Loredana Latronico, erano presenti gli altri sei membri della giunta esecutiva, tanti altri amministratori comunali e inoltre, sindaci di Albidona Salvatore Aurelio e di Castroregio Antonio Santagada, il consigliere provinciale Giuseppe Ranù ed il consigliere regionale Mario Franchino. Gli stessi sindaci, intervenendo nel dibattito, hanno condiviso quanto affermato dal neo-presidente Durso e convenuto sulla necessità di impegnarsi per riempire di contenuti un contenitore a cui la stessa legge sulle autonomie locali si appresta a riconoscere un ruoli importante, tanto è vero che dal prossimo mese di marzo bisognerà istituire la “Centrale di Committenza”, meglio conosciuta come “Stazione Unica Appaltante”, che dovrà assorbire le competenze dei singoli comuni nel compito di appaltare le opere pubbliche che finora ogni comune gestiva in proprio. «Di fronte a uno Stato che taglia i trasferimenti, a Ministeri che chiedono ai comuni di farsi carico delle spese per mantenere aperti i presidi militari (le caserme) e quelli della giustizia (uffici Giudici di Pace), che chiude gli ospedali e che cancella i treni – ha esortato il presidente Durso trovando il sostegno di tutti i sindaci – dobbiamo serrare le fila e cercare di stare insieme, valorizzando tutte le forme di coesione territoriale come l’Unione e come la Comunità Montana per cercare di sopravvivere valorizzando il sistema del…mutuo soccorso». Oltre all’elezione del presidente, il consiglio ha surrogato in Giunta i consiglieri uscenti con Giuseppe Pagano e Stefano Osnato per Amendolara e Antonio Santagada e Giancarlo Chiaradia per Francavilla Marittima ed ha inoltre istituito una Commissione per l’aggiornamento dello Statuto dell’Unione di cui fanno parte, oltre al presidente Durso ed al segretario Latronico, Saverio De Luca e Giancarlo Chiaradia (entrambi avvocati), Diana Giacobini e Stefano Osnato. Per rilanciare l’azione dell’Unione, secondo l’impegno assunto dal nuovo presidente, l’ente dovrà avere in breve tempo una sede, un minimo di attrezzature, di personale dedicato, di risorse economiche e di un tutoraggio (“Unione dei Comuni Valdera”- Toscana), «altrimenti facciamo solo demagogia. L’unione – ha concluso Durso lanciando un appello alla Regione Calabria – vuole insomma rispolverare quel protagonismo che finora è mancato per difficoltà oggettive, ma vuole prima di tutto sapere che cosa vuole fare la Regione delle Comunità Montane, delle Unioni dei Comuni e delle Province».

sabato 14 gennaio 2012

cessi d'oro

Bagno d'oro del prefetto
l'impresa finisce sotto accusa

La Bertoni aveva svolto lavori anche in questura. Sequestrato dalla guardia di finanza il contenuto di una cassetta di sicurezza in banca


C'è anche l'imprenditore edile che effettuò la lussuosa e contestata ristrutturazione del bagno della prefettura, tra i sei indagati dell'inchiesta della procura e della guardia di finanza che ipotizza una serie di illeciti sia nell'affidamento di lavori che nelle commissioni di valutazione delle gare di appalto del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Liguria. Oltre all'ufficio e all'abitazione è stato sequestrato anche il contenuto della sua cassetta di sicurezza in banca.

Gli inquirenti, che contestano abusi d'ufficio, turbativa d'asta e corruzione ipotizzano apertamente che eventuali favori siano stati concessi in cambio di "dazioni di denaro", ossia tangenti per ottenere degli appalti.
Accuse molto pesanti che dovranno però essere dimostrate e confermate nelle prossime fasi dell'inchiesta ed eventualmente in sede processuale. Al momento solo sospetti che potrebbero anche rientrare nel corso degli interrogatori.

I destinatari degli avvisi di garanzia da parte del pm Paola Calleri sono sei. Si tratta di tre funzionari del Provveditorato: gli ingegneri Francesco Caldani e Salvatore Buonaccorso oltre al geometra Alberto De Vivo. E poi i rappresentanti legali di tre imprese edili: la Enrico Bertoni srl, la Csg srl e la Borchi srl. Tra i legali già contattati dai destinatari degli avvisi di garanzia ci sono gli avvocati Mario Iavicoli, Giovanni Ricco, Nicola Scodnik e Romano Raimondo.

Enrico Bertoni, a capo dell'omonima impresa aveva effettuato sia la ristrutturazione del bagno del prefetto
di Genova (spesa di centomila euro per bagno turco, cromoterapia, marmi pregiati e idromassaggio) che anche quelli dell'ufficio e dell'alloggio dell'ex questore Filippo Piritore. Se nel primo caso era stata oggetto di discussione l'opportunità dell'intervento, nel secondo ad attirare l'attenzione degli inquirenti è stato il frazionamento dei lavori sotto la soglia dei 40 mila euro, in modo da evitare l'obbligo della gara d'appalto. Anche se gli incartamenti relativi a queste vicende sono stati sequestrati dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria l'avviso di garanzia riguarderebbe un altro episodio.

Tra i molti fascicoli - cartacei ma anche hard disk e altri supporti informatici - prelevati dai finanzieri ci sono anche quelli relativi ai lavori di copertura del primo lotto del Bisagno (nessun coinvolgimento per le imprese attualmente all'opera) e poi per le Terme dell'Acquasanta, per la ristrutturazione del Forte di San Martino, ma anche per caserme di vari corpi militari dello Stato.
Agli indagati sono stati requisiti anche i telefonini d'ufficio ed è stato effettuato il back up, ossia la copia, degli hard disk dei loro computer di lavoro.

Attraverso i loro legali, i funzionari indagati si dicono sicuri di poter dimostrare la loro estraneità alle contestazioni e c'è chi ipotizza che eventuali equivoci possano essere frutto delle accuse contenute in una serie di esposti e di denunce, anche interne all'amministrazione, presentate da una funzionaria che, in passato, ha pubblicamente manifestato i propri dubbi sulla regolarità della gestione di alcuni settori del Provveditorato di Genova.

Già ieri è iniziato da parte degli investigatori delle fiamme gialle l'esame della documentazione sequestrata mentre gli avvocati difensori si preparano a chiedere copia degli atti in sede di convalida dei provvedimenti di sequestro o presso il tribunale del riesame. Non è escluso poi che i primi interrogatori degli indagati possano iniziare già dopo le feste di fine anno.